Autore: Gabriele Bugada Mappa

 

***Perché farla?

Si va a Selvino perché è una salita. E' una salita per ciclisti. Qualcuno potrebbe obiettare - una SALITA? -  vedendo i professionisti che sfilano a 35 all'ora su per i tornanti, tutti assiepati a succhiare la scia, come un frenetico "Snake" da telefonino. E in certe occasioni, non solo i professionisti... Ma non importa! E' una salita: ha i tornanti, e che tornanti! E ha la fatica.

Selvino è un assaggio in grande stile, per scoprire come ci si sente a sconfiggere il serpente. Le diciannove spire di Pitone, i raggi apollinei delle ruote a trafiggere la sua pelle di asfalto maculato. Anche se inesperti, soprattutto se inesperti, si può essere eroi di un pomeriggio assolato. Lungo undici chilometri.

L'arsura della valle del Carso diventa la morsa del mostro. Soffoca. Sfianca. Asfissia. Sempre, se non si sta solo scherzando. Che per te siano i trenta, i sedici, i dodici all'ora: se decidi di combattere, devi sudare, soffrire, sputare. E finirai - sempre - a contare: ma non era questo l'ultimo? Sarà il prossimo? Come, ancora?

L'incantesimo dei tornanti è irriverente, immodesto, immune ai paragoni. Accomuna tutte quante le salite a tornanti, dal pacioso colle dei Pasta fino al terribile Re: tornanti da contare, per compitare le sillabe della salita a suon di sbuffi. Tornanti da guardare, ipnotici e languidi ricami dell'abisso - prima una minaccia incombente, poi gradini per l'orgoglio.

Con pazienza, ad ogni stagione, infiniti i ciclisti rispondono al richiamo, e avvolgono le proprie scie su questa strada, fatta apposta per farli sognare tornanti, tornanti sempre più alti.

 

***Come è fatta?

La salita corrisponde alla provinciale 36, e si imbocca proprio davanti alla chiesa nel centro di Nembro (309m slm) - una decina di km a nordest di Bergamo, lungo la val Seriana. I primissimi metri della salita si annodano intorno alle case del paese, dolcemente, ma già il primo chilometro si conclude con un'impennata improvvisa e rettilinea che sottrae bruscamente al contesto abitato. Sono 200 metri piuttosto aspri, con punte superiori al 10%, destinati a concludersi poco dopo una curva a gomito verso destra. Attenzione comunque a mantenersi in spinta fino ad oltre la svolta per non inchiodarsi, ingannati dalla vista della strada che spiana.

Le pendenze calano bruscamente attestandosi intorno al 5%; purtroppo il fondo è di pessima qualità a causa di un asfalto rattoppato alla peggio, buche e balze si accostano in una livrea arlecchinesca piuttosto fastidiosa. Inizialmente la carreggiata è pure stretta, dunque cautela nell'evitare le irregolarità perché il transito non infrequente di auto potrebbe causare problemi.

Il tracciato prosegue con disegno mosso ma fondamentalmente rettilineo attraverso il bosco. Nel corso del secondo km registriamo un progressivo allargamento della sede stradale, miglioramento netto del fondo, modesto ma ben percepibile innalzamento della pendenza fino al 6,8% circa in vista del bivio per Lonno sulla sinistra.

Il bivio (al km 2,2) preannuncia un nuovo "tema": i tornanti. Come il preludio di una sinfonia che prenderà forma più oltre ecco presentarcisi in rapida successione - nel giro di meno di 1500m - tre toboga, ciascuno dei quali composto da un tornante verso sinistra (trattandosi di tornanti D.O.C. esso ci fa di fatto rivolgere verso la direzione donde proveniamo) seguito quasi immediatamente da un controtornante verso destra (che ci riporta sulla retta via). La salita diviene naturalmente più abbordabile, ma solo per rifarsi una volta terminata questa tortuosa parentesi.

Completata l'ultima serpentina ci attende infatti un drittone che in un crescendo di difficoltà raggiunge e supera il 7% di pendenza; esso ci conduce attraverso l'ultima cortina effettivamente boschiva portandoci allo scoperto in corrispondenza del nucleo rurale di San Vito, la cui piccola chiesa medioevale sorge proprio sul lato destro della strada. Di qui in poi la copertura arborea sarà del tutto assente o appena assicurata dalla macchia attecchita sui bordi impervi e rocciosi della strada. Poco dopo la chiesa di San Vito abbiamo punte del 9-10%, per quanto estemporanee. Proprio da queste parte si possono iniziare ad osservare numeri progressivi segnati a terra con vernice gialla e bianca: non indicano i km, né i tornanti ma le curve (quindi includono ma non sono corrispondenti ai tornanti) ad uso dei piloti di un rally che si corre qui.

La via si piega in un paio di strette curve a ridosso di un muro, quindi, con una larghissima curva verso destra attraversa un fiumiciattolo e si appoggia al lato opposto della valle del Carso. Siamo al km 4,5. La carreggiata è qui molto ampia, ma si tratta di una promessa che non verrà mantenuta.

Da qui fino all'ultimo tornante la tendenza sarà al peggioramento dell'asfalto (con la ricomparsa sempre più frequente dal km 7 degli obbrobri incontrati all'inizio) e al restringimento della carreggiata - come è naturale per un tracciato che sembra volersi schiacciare contro la parete a cui si avvinghia: ampliamenti di breve durata corrispondono a occasionali rettifili più lineari, dove è anche possibile e opportuno rilanciare l'andatura. I rettilinei sono come accennavo pochi perché tra l'uno e l'altro dei 12 tornanti che affrontiamo con metodicità la strada è più spesso serpeggiante, con frequenti piccole curve cieche che ripropongono i rischi legati al traffico presentati all'esordio.

Le pendenze, regolarissime, si attestano intorno al 5,5% con variazioni massime di 0,2-0,3 punti percentuale fino al km 7,7. In questo intorno di chilometri (6-9) si situano tra l'altro gli scorci migliori: dapprima sui gironi sovrastanti, quindi sul budello da cui siamo sfuggiti. Interessanti anche i panorami rocciosi e torreggianti che ci circondano, specie dal peculiare tornante (ne mancano altri tre) del km 7,4 che si protende su uno sperone aggettante come la prua di una nave.

Gli ultimi tre tornanti si fanno attendere, anche perché la salita si fa più ostica, complice anche la stanchezza: ora si va su intorno al 6,5%, la strada propone curve e controcurve in successione occultando l'imbocco del terzultimo tornante. Raggiunto questo (che si tende fatalmente a ritenere l'ultimo nell'inganno della memoria) i successivi si presentano a breve. Tuttavia dal tornante conclusivo la fine dista oltre un km, e le prime centinaia di metri sforano il 7% di pendenza. La strada svolta a sx, mostrandoci le case di Selvino, mentre nella roccia che aggiriamo è scavata una... discarica!

Questa è una delle fasi cruciali dell'ascesa perché richiede una certa freschezza per mantenere ritmo e agilità, e si conclude in corrispondenza di una statuetta della Madonna in uno spiazzo a destra. E' l'ultimo km ma da qui in poi le pendenze si attenuano gradualmente, consentendo di dare una bella sferzata alla velocità. Si superano dei murales parecchio naif (se ne incontrarono di simili parecchio scoloriti nei toboga dei primi km), il cartello ligneo di benvenuto, e ormai siamo arrivati.

Ci troviamo di fronte un bivio: proseguendo a dx c'è a pochi metri (10,5km dalla partenza) la fontanella considerata il più comune luogo di sosta, sebbene formalmente la salita da quella parte continui (dopo una spianata) ancora per 600m circa, in direzione di un ulteriore bivio per Aviatico (a destra verso Aviatico si fa un cortissimo strappo con punte del 14%, e dal paese si può poi scendere a Gazzaniga o Costa Serina/Cornalba) o per Rigosa e Ambriola - lungo la discesa a sinistra. La soluzione più stuzzicante è però al primissimo bivio di cui ho scritto. Se lo si imbocca verso sinistra si possono raggiungere la antenne del monte Podona: prendendo una delle viuzze laterali ancora alla nostra sinistra, dopo una breve discesa, inizia un cattivissimo Kilometro all' 11,5% di media con punte del 16%. In quella direzione (superando ancora un muro, ma più ridotto) si arriva al valico di Salmezza da cui scendere a Zogno via Miragolo San Salvatore o ad Ambriola via Sambusita. Presso Salmezza fondo a tratti molto sporco.

Avendo la possibilità la soluzione più rilassante per chiudere il giro è comunque quella via Rigosa-Ambriola-Ambria-Zogno-Almé-Bergamo (30km circa): non ci sono altre asperità, la discesa è eccellente (a differenza di quella che per noi è stata la salita), l'attraversamento dell'orrido di Bracca molto gratificante.

 

***Come farla?

Si tratta di una salita alla portata di tutti, per quanto la lunghezza possa rivelarsi un elemento di difficoltà se associata all'inesperienza e magari a condizioni meteo sfavorevoli (afa). Attendiamo (addì 2004) con ansia un passaggio del Giro d'Italia che dia motivo di riasfaltare un fondo che spesso è imbarazzante.

Occhio al traffico nei giorni e periodi turisticamente caldi.

Resta anche per cicloamatori più allenati un'ottima palestra, specialmente se associata ad altre ascese, cosa che la peculiare posizione tra le valli Seriana e Serina (da cui, Brembana) incentiva. E' più connaturata a chi ha doti da passista che a veri e propri scalatori, anche perché consente velocità "da scia": indiscutibilmente tuttavia è salita, salita vera, se tirata a dovere può sorprendere chiunque con inattese difficoltà.

Affrontata in passato dal Giro d'Italia, dal Lombardia (a tutt'oggi) e dalla Settimana Lombarda, nel 1995 Rominger vi siglò il suo dominio in una cronoscalata che lo vide percorrere la salita in ventuno minuti alla folle media (specie per una persona sola) dei 30 all'ora. La GF Gimondi ha in questa salita il terzo Gpm, quello decisivo per il percorso breve. Si corre qui anche una competizione "non ufficiale" tra politici, preti e giornalisti: tre categorie che riescono ad allenarsi davvero per bene, tant'è che all'arrivo ci sono sempre almeno dieci - dodici partecipanti con risultati d'eccellenza.

I rapporti lasciano spazio alle divagazioni più sfrenate: dal 39x21 per sciogliere le gambe o per lo strappo iniziale, al 53x19 che si lascia impiegare volentieri in un paio di rettilinei tra il quinto e il settimo chilometro.

Il 39x19 è di fatto il più impiegato, anche perché la lunghezza complessiva e i leggeri inasprimenti nei km 7-8 possono portare a indurire troppo la gamba con selezioni più rigide. In fondo il bello di questa salita è anche nello sperimentare: sia per chi si confronta col ciclismo da principiante, sia per chi più esperto - favorito dalla regolarità dell'ascesa e da pendenze non proibitive - vuole sbizzarrirsi nel provare scatti al limite, altrove arrischiati.

 

Gabriele Bugada